Le ville romane nel suburbio

Il termine villa indicava, per i romani, un'abitazione rurale legata ad attività produttive, oppure ville d'ozio o lussuose residenze di campagna. Le ville rurali erano legate a proprietà terriere e si configuravano più o meno come fattorie, ma di dimensioni e complessità differenti: potevano essere piccoli insediamenti a conduzione familiare oppure grandi "aziende agricole".

Nonostante differenze e trasformazioni, le ville situate in ambiente rurale erano strutturate in modo da prevedere di ospitare il proprietario (dominus), ricoverare animali, consentire il trattamento e la conservazione degli alimenti, alloggiare gli schiavi utilizzati per lavori agricoli e domestici, custodire le attrezzature. Erano quindi generalmente strutturate in due parti: parte urbana e parte rustica. La prima era costituita da ambienti abitativi, ospitali e lussuosi, con terme e giardini; la seconda ospitava schiavi e tutte le attività agricole legate alla proprietà.

Lungo l'antica via Labicana, il paesaggio suburbano in età romana era caratterizzato dalla presenza di numerose ville rustiche che in molti casi restarono in funzione per diversi secoli, subendo ampliamenti e trasformazioni. Un'intensiva produzione agricola caratterizzava il territorio: le ville erano circondate da terreni coltivati a vite, olivi, ortaggi, frutta e fiori, con allevamento di animali, ma erano allo stesso tempo luoghi di riposo e ozio per i ricchi proprietari.

Il sistema delle ville si trasformò nel corso dei secoli. Tra il III e il V secolo molte di queste strutture cambiarono funzione produttiva o vennero abbandonate, inglobate in latifondi sempre più grandi controllati da un numero ridotto di famiglie aristocratiche. Le ville produttive si trasformarono in insediamenti diversi dal punto di vista architettonico, pur mantenendo una funzione produttiva: nascono così nel medioevo i casali con torri che controllavano porzioni di territorio ampie.