Le torri medievali
La costruzione delle torri in età medievale nel suburbio evidenzia un profondo cambiamento dell'assetto territoriale rispetto a quello conosciuto in età romana. La progressiva scomparsa delle ville romane legate a una produzione agricola intensiva lascia spazio alla nascita di aziende agrarie che si configurano ora come grandi tenute, contribuendo a un cambiamento definitivo del paesaggio.
Nei latifondi vennero costruite centinaia di torri — ne sono state censite più di 200 — tanto da far apparire Roma nel Medioevo come una "città turrita". La loro funzione, insieme al controllo territoriale, era quella di proteggere uomini, bestiame, raccolti, in un contesto dove erano costanti le minacce di incursioni e saccheggi, perpetrato dai passaggi di truppe o di briganti, e con la presenza di micro conflitti tra signorie baronali e tra le principali famiglie aristocratiche romane.
Rappresentavano dunque anche il simbolo dell'egemonia delle famiglie aristocratiche proprietarie, in un paesaggio agrario definito da seminativi e pascoli, un'agricoltura estensiva destinata totalmente al mercato e all'incremento dei capitali aristocratici.
Le torri nel territorio della Casilina
Lungo il corridoio della via Casilina e della Metro C si conservano alcuni esempi notevoli di questa tipologia architettonica: la Torre di Centocelle (sito 7), le Due Torri a Giardinetti (sito 16), la torre del complesso di Torrenova (sito 18) e Torre Jacova a Monte Compatri (sito 24) — quest'ultima tra le meglio conservate dell'area.
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