Gli acquedotti romani
Gli acquedotti costruiti in età romana erano infrastrutture molto sofisticate con un alto livello tecnologico. Furono costruiti in tutto l'impero per trasportare acqua dalle sorgenti alle città. L'acquedotto era costituito da una conduttura che captava l'acqua dalla sorgente e la faceva viaggiare, a una pendenza sempre costante per chilometri, a grande velocità.
I dislivelli incontrati in presenza di alture e valli venivano superati con lo scavo di cunicoli che attraversavano le montagne e con la costruzione di archi che sostenevano la conduttura nell'attraversamento di valli e dislivelli importanti. L'acqua che acquistava troppa velocità rallentava la sua corsa in depositi in cui veniva raccolta, per poi ripartire a velocità ridotta.
Per una distribuzione capillare ed efficace, l'acqua veniva raccolta in grandi serbatoi costruiti nei pressi delle ville o di centri abitati. Da questi partivano condutture di minore portata che assicuravano la distribuzione ove necessario. Gli acquedotti erano affiancati da una rete capillare di condutture minori e locali: semplici pozzi e cunicoli sotterranei per la captazione e la conduzione dell'acqua, finalizzata al consumo e all'irrigazione dei campi.
L'Acquedotto Alessandrino
Nel territorio della Casilina è visibile un tratto spettacolare dell'Acquedotto Alessandrino, costruito nel 226 d.C. dall'imperatore Alessandro Severo per alimentare le Terme di Nerone nel centro di Roma. La sorgente si trovava in località Pantano Borghese, presso l'antica via Prenestina: da qui l'acquedotto percorreva 22 km per raggiungere la città.
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